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Halong Bay

E la leggenda del drago

Halong Bay è probabilmente uno dei luoghi più iconici del Vietnam (e uno dei più visitati).

È annoverato tra le meraviglie naturali Unesco, non a torto.

200 isole calcaree si stagliano nell’acqua, emergendo possenti, completamente ricoperte di fitta vegetazione, ciascuna con una sua forma bizzarra, che spiegano molti dei nomi attribuiti dalla tradizione popolare (cane, gallina, galline che si baciano etc).

Secondo la leggenda, le formazioni rocciose per cui la baia è famosa, sarebbero state create da un drago gigantesco. Il mostro inabissandosi nell'acqua, a colpi di coda, avrebbe fatto emergere le isole.

Il nome ha-long, che vuol dire letteralmente "drago che si inabissa", ricorre anche in un'altra leggenda. Nel Medioevo, i cinesi, eterni nemici di tutte le popolazioni dell'Asia orientale, tentarono di invadere il Vietnam. La nazione, che già aveva una sua identità, provò senza riuscirci a resistere ai potenti usurpatori; in aiuto dei vietnamiti intervenne allora una famiglia di draghi che sputò pietre preziose contro i guerrieri cinesi. Quei gioielli lanciati dall'alto che scacciarono il nemico si conficcarono nel mare, secondo la tradizione popolare, creando le duecento isolette di Halong Bay, divenute da allora simbolo di pace e dell'indipendenza nazionale.

 

Una delle meraviglie dell'arcipelago sono le grotte, se ne trovano in ogni isola. La più spettacolare è quella di Hang Dau Go (Grotta dei Pali), così chiamata perché il generale Tran Hung Dao, nel XIII secolo, durante una delle ripetute invasioni cinesi, raccolse qui migliaia di pali di bambù per contrastare dal mare gli invasori. La grotta è composta di tre grandi ambienti con stalattiti e stalagmiti. 

 

Una stalagmite venerata dai vietnamiti è quella della grotta di Hang Sung Sot (Grotta della Sorpresa) - da dove è stata scattata la foto che vi ho postato-: ha una forma fallica considerata da sempre simbolo della fertilità. Misteriosi suoni sono offerti invece dalla grotta Hang Trong (Grotta dei Tamburi): il vento entrando negli ambienti cavi crea un effetto sonoro che in tempi remoti si credeva generato da misteriosi (e invisibili) abitanti delle caverne.

 

Una vista spettacolare si gode dalla sommità dell'isola di Dao Titop; da qui, in controluce, l'arcipelago sembra senza fine, le isole visibili a perdita d'occhio assomigliano, piatte e scure, ad una scenografia teatrale.

Ad Halong Bay troverete anche sette piccoli villaggi di pescatori - i residenti sono in totale un migliaio - costruiti su piattaforme galleggianti. Sulle zattere troverete case con tanto di numero civico e antenna televisiva, scuole elementari, ambulatori, piccoli templi e mercati di frutta e verdura. 

I piccolissimi centri abitati si spostano a seconda delle stagioni per evitare i monsoni. 

 

Il modo migliore per visitare questo posto magico è con una mini crociera. Io vi consiglio di passarci almeno due notti, per potervi allontanare da Halong City e quindi dalla confusione.   Già nel 2011 quando l’ho visitata io, la baia contava centinaia di imbarcazioni e tantissimi turisti. 

Dalla barca avrete poi la possibilità di fare escursioni in kayak (declinata) ed un tuffo dal tetto (fatto). Seppur l’acqua ha un colore giallognolo misto terra, non mi sono tirata indietro.

 

Le foto e le parole comunque non rendono giustizia alla spettacolarità e alla vastità di questo luogo affascinante.

Da visitare.