• Ele Puca

IMPREVISTI DI VIAGGIO


“In tutto c’è una morale, se si sa trovarla”

L’ultimo, in ordine di tempo, è successo più o meno lo scorso anno di questi tempi. Eravamo appena arrivati in eSwatini (l’ex Swaziland) e abbiamo deciso di visitare delle pitture rupestri vicino al nostro Lodge.

Senza particolari precauzioni, pantaloncini e scarpe da tennis, imbocchiamo un viottolo in salita, poco lontano dalla reception. La strada, a poco a poco, si trasforma dapprima in uno stradello, poi in un sentiero, per poi scomparire tra la giungla. Erba alta, arbusti e, in lontananza, delle grandi rocce granitiche. Per la serie devo vedere tutto, iniziamo ad arrampicarci sulle rocce. Ci avviciniamo ad una formazione con le parvenze quasi di una grotta: sembra essere il posto giusto. Io, curiosa di ritrarre le famigerate pitture, cellulare alla mano, mi avvicino alle pietre. È questione di pochi secondi, prima ho sentito il rumore, un ronzare sempre più minaccioso e vicino, e poi ho iniziato ad avvertire le punture. Mi ero avvicinata senza accorgermi ad un favo di vespe che si sono riversate sul mio viso. Getto il cellulare ed inizio ad urlare, gemere e piangere, rimanendo pietrificata sul posto, con le vespe sempre attorno. Mio marito da lontano, con la sua flemma, mi dava indicazioni: allontanati, scacciale con le mani, stai calma, non è niente.

Con un attimo di lucidità seguo i suoi consigli e mi allontano: risultato 3 punture in pieno volto. Un bel dolore, ma apparentemente nessun gonfiore.

Recuperato rocambolescamente il cellulare da mio marito, tra l’altro allergico alle punture di vespe, torniamo spediti al Lodge per cercare informazioni circa la velenosità delle vespe in Sudafrica, prendere, a scopo precauzionale, un antistaminico, chiedere dove fosse, quantomeno, la farmacia più vicina.

Il dolore prosegue, ma le punture non si gonfiano, sembra un buon segno.

Sono stata già punta da una vespe -penso- e non ho manifestato sintomi di allergia, ma certo tre in una volta sola, no. Decidiamo così di recarci comunque in farmacia ed arriviamo a Pigs Peak - più che una città un quadrivio con qualche casa ed un mercato all’aperto. Individuiamo la farmacia dall’insegna, salutiamo la guardia armata all’ingresso e ci addentriamo in quello che ha più un aspetto di un garage, che di un dispensario medico. Cerco di spiegare l’accaduto e chiedo una fiala di adrenalina. A scopo puramente precauzionale, perché si, nonostante mio marito sia allergico, tra le tante medicine di viaggio non l’ho (mai) portata. Il farmacista, con uno sguardo un po preoccupato mi allunga una fialetta, accertandosi che non la usi, ma che la tenga solo in caso di bisogno estremo.


Incidente di viaggio in eSwatini
Lezione nr. 1: partite sempre con i medicinali giusti. Meglio uno in più, che uno in meno. Attenzione! In alcuni stati determinati medicinali posso essere considerati al pari di droghe, informatevi prima di partire e, nel caso, accompagnateli con una ricevuta medica (possibilmente in inglese). Portate con voi anche i bugiardi, sia in caso di controllo, per far verificare gli eccipienti, sia per le dosi, in caso d’uso.
Lezione nr. 2: Non avventurarsi senza le dovute precauzioni in posti sperduti o pericolosi. Indossate sempre l’abbigliamento giusto, non fate come molti turisti che girano con le infradito anche su sentieri scoscesi e scivolosi, o, come me, senza scarpe da trekking e calzettoni alti, in piena giungla (ho considerato poi il pericolo serpenti);
Lezione nr. 3: le vespe del Sudafrica sono più dolorose che velenose.

L’inconveniente di viaggio per eccellenza è quello di perdere il bagaglio.

Complice un ritardo aereo ed uno scalo supersonico, una delle due valigie con cui viaggiavano, è rimasta a Madrid, mentre noi volavamo verso Panama, seppur prima di imbarcarmi mi fossi accertata che il bagaglio fosse stato imbarcato.

La valigia è arrivata il giorno seguente, peccato che noi, nel mentre, avevamo preso un altro aereo e avevamo raggiunto le isole San Blas, per una crociera con dei nostri amici. Impossibile recuperarla o farcela recapitare.

L’abbiamo poi ritrovata al lost&found al nostro ritorno, con dentro l’attrezzatura da pesca, da snorkeling e i vestiti di mio marito, oltre che una bottiglia di champagne per Capodanno.

Lezione nr. 1: da allora viaggiamo sempre e solo con bagaglio a mano, ovunque andiamo;
Lezione nr. 2: la compagnia aerea che perde o ritarda la consegna del bagaglio è tenuta a rimborsati le spese per l’acquisto di generi di prima necessità. A saperlo avremmo fatto più shopping;
Lezione nr. 3: rimborso da parte della compagnia aerea (Iberia): solo quanto avevamo comperato come genere di prima necessità (magliette dentifrici costume etc) con copia degli scontrini, ma nessun rimborso monetario. Fax, email e telefonate escluse. Rimborso assicurazione bagaglio incelofanato (fatto solo perché avevamo visto troppe trasmissioni sulla droga negli aeroporti): 500$.

Quanti di voi hanno perso il bagaglio? E il volo?

A proposito di aerei e aeroporti, un altro scenario drammatico è quello di perdere qualche volo, magari durante uno scalo veloce.

A me è capitato negli anni: di perdere una coincidenza, a causa del ritardo in partenza del primo aereo; non partire per niente, a causa di un overbooking; tornare in maniera rocambolesca da un volo intercontinentale, causa un aereo in ritardo dall‘Europa; correte a perdifiato in aeroporto, a causa di una coincidenza stretta.

Dedicherò un post apposito agli aerei, per ora vi lascio qualche spunto di riflessione.

Lezione nr. 1: i vettori europei hanno una legislazione di rimborsi (fissi) e assistenza in caso di cancellazioni, spesso migliori di vettori extra ue. Quando prenotate un volo, tenetelo a mente;
Lezione nr. 2: prendervi un buon lasso di tempo per le coincidenze, sopratutto se fate scalo in un grande aeroporto. Tenete anche conto che spesso (in caso di voli intercontinentali) dovrete ripassare per il controllo passaporti. Una coincidenza di 3 ore è spesso al limite. Se poi lo scalo prevede un cambio vettore non sarete coperti in caso di cancellazione del primo aereo;
Lezione nr. 3: considerate il meteo del luogo dove farete scalo. Non fate come me, che mi sono ritrovata a Parigi, a gennaio, con abiti estivi.

Prenotare un albergo con Booking, seguire le indicazioni per arrivarci, e trovarvi davanti ad un campo, vi è mai successo?

Premesso che Booking.com è il mio sito preferito per prenotare alberghi, come dire, ci sono rimasta un po’ male nel non trovare l’alloggio prenotato.

Guadalupe, Antille Francesi, Francia, sul finire della giornata. Sperduti nell’entroterra, senza altri alloggi decenti, nel raggio di chilometri.

Ho chiamati quindi il servizio clienti che gentilmente, con appena un’ora, sì avete letto bene, un’ora al telefono, ha risolto il problema, facendo da tramite tra me e l’albergatore. Il b&b non era inesistente, ma solamente mal indicato. Peccato che i proprietari creoli parlassero solamente francese, e che, per venirci a prendere, ci hanno dato appuntamento 30 km (di strade di montagna) più in la, per ritornare poi, più o meno, dove eravamo. E che arrivati all’appuntamento ci hanno fatto aspettare quasi un’ora.

Il tempo per un pianterello alla prospettiva di mio marito di trascorrere la notte dormendo in auto, “pensa a quanto rideremo quando ce la ricorderemo, una notte in macchina”, e io giù a piangere.


Lezione nr. 1: acquistare sempre una scheda locale o attivare il roaming. Perché Guadalupe è Francia, le chiamate sono semplici chiamate Ue, anche se siete dall’altra parte dell’oceano. Se così non fosse stato, avrei speso sicuramente più di telefono che di hotel.
Lezione nr. 2: a volte è inutile intestardirsi, lasciate che il viaggio faccia il suo corso, e pensate ad un piano B.
Lezione nr. 3: Ha ragione mio marito, alla fine le situazioni più disagevoli, sono quelle che ti ricorderai con un sorriso.

Diciamo però che quando serve veramente, riesco a mantenere la calma. E devo dire mi è servita, quel 26 dicembre 2004, appena arrivata in Tailandia.

Abbiamo infatti schivato lo Tsunami per poco (i nostri graziosi bungalow a Puket sono stati spazzati via). Appena abbiamo avuto le prime notizie (frammentarie e non catastrofiche, come poi si sarebbero rivelate) ho avvertito la mia famiglia che stavamo bene e che ci trovavamo a Bangkok (tenete sempre conto che a casa non hanno ben presente la mappa del luogo dove noi ci troviamo). Il giorno seguente abbiamo contattato l’Ambasciata per chiedere maggiori informazioni. Devo dire che, nel caos iniziale, neanche i nostri funzionari avevano le idee chiare, ma per noi è stato lampante che avremmo dovuto cambiare, su due piedi, il nostro viaggio (inizialmente mi hanno detto che, se il nostro hotel era ancora in piedi, saremmo potuti andare a Puket, perché l’aeroporto era aperto). A volte serve solo del buon senso, indipendentemente da cosa vi diranno gli altri.


Lezione nr. 1: ho preso l’abitudine di scrivere ai miei familiari dove andrò, in che hotel soggiornerò e che itinerario ho intenzione di fare;
Lezione nr. 2: utilizzo anche il sito viaggiare sicuri per segnalare dove andrò in viaggio, non si sa mai. Questo sito è anche utilissimo per informazioni, raccomandazioni e situazioni pericolose in corso, prima della partenza;
Lezione nr. 3: buon senso. Sempre e ovunque.

Buon viaggio

Eleonora


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