• Ele Puca

The Sunshine Blogger Award 2020

Aggiornato il: 5 ott 2020

Da Blogger a blogger, un riconoscimento alla creatività e ai contenuti del proprio blog.


Sunshine Blogger Award 2020 per Brevi racconti e Aneddoti di viaggio

Il Sunshine Blogger Award arriva dall’America ed è un riconoscimento che, attraverso la modalità a catena, si tramanda da blogger a blogger selezionando i migliori siti in base alla creatività, alla passione e alla qualità dei contenuti. È un modo carino per promuovere e dare visibilità a blogger meritevoli e con del potenziale. A parte quello del riconoscimento personale, c’è un altro aspetto dell' Award importante: quello di conoscere nuovi blogger .


Per partecipare non ci sono regole rigide, e la procedura da seguire si può riassumere in cinque semplici punti:

  1. Ringraziare la persona che ha dato la nomination al vostro blog, inserendo il link al suo sito web;

  2. Rispondere alle domande che vi ha preparato;

  3. Nominare altri blogger che apprezzate;

  4. Preparare per loro 10 nuove domande;

  5. Includere il logo del contest.

Ringrazio quindi Ylenia di Storie al Check-in per la nomination.

Lei, che, come me, soffre di “dipendenza da viaggio”, attraverso il suo blog e la sua pagina Instagram, ci porta in giro per il mondo, attraverso i suoi viaggi.


"I sintomi sono inequivocabili e tra simili ci si riconosce al volo.

Niente di grave, per fortuna.

E’ che per guarire c’è solo un rimedio: fare le valigie e partire ancora.

Perché un buon viaggio può curare l’anima.

Che sia uscire alla scoperta del vicolo sotto casa o volare dall’altra parte del mondo, c’è sempre una scusa."

Qui sotto potete leggere il motivo della sua nomina:


- Brevi racconti e aneddoti di viaggio

E' il titolo del suo libro: in comune abbiamo la passione per gli aneddoti sui luoghi visitati e i personaggi incontrati lungo il cammino. Per le persone conosciute e le relative storie. Pochi fronzoli, come dice lei, e si va dritti al dunque!

La mia intervista per il Sunshine Blogger Award

Di seguito le domande di Ylenia, che mi danno una bellissima occasione per presentarmi e farvi conoscere qualcosa in più su di me (mettetevi comodi)

- Viaggiare è una scoperta continua: qual è stato il momento (il viaggio) o il luogo che ti ha fatto capire che non avresti mai più smesso di fare le valige e partire?

Ricordo ancora la sensazione che ho provato appena oltrepassato il varco doganale dell’aeroporto di Bologna, nel lontano settembre ’99.

Avevo 22 anni.

Mio padre continuava a salutarmi, lui sempre elegante ed impassibile, visibilmente emozionato.

Appena salita nell’autobus che mi avrebbe condotta all’aereo, ho provato un vuoto allo stomaco, di quelli che provi quando fai le montagne russe e ti senti mancare la terra sotto i piedi.

Per un momento, davanti, il buio.

Stavo partendo, sola, verso la mia prima, vera, esperienza da viaggiatrice. Avrei vissuto per un periodo all’estero, con la scusa di preparare la mia tesi, presso la Fachhocschule di Pforzheim.

A ripensarci oggi, è stato effettivamente un bel salto nel buio. Partire senza sapere a che cosa andare incontro: in un periodo senza social o cellulari con chiamate in roaming illimitate, senza blog di viaggio, né alcuna idea di quello a cui stavo andando incontro, ma solamente con un unico, piccolo foglietto nella mano, con su scritto l’indirizzo della mia nuova casa.

Ecco. In quel momento ho realizzato che non sarebbe più stato facile smettere di fare le valigie.


- Che tipo di viaggiatore sei? Come ti descriveresti? Da città, da borgo, da organizzazione maniacale o da on the road improvvisato?

Avendo viaggiato molto, sin da ragazzina, ho sperimentato un po’ tutte le forme di viaggio: dal viaggio organizzato, al fai da te improvvisato, all’on the road programmato in maniera maniacale. Seppur abbia iniziato a viaggiare già alla fine degli anni ’80, assieme ai miei genitori, verso mete abbastanza inconsuete per l’epoca, quando ho iniziato a farlo da sola, ho prediletto quelle per eccellenza, come Santo Domingo, la Tailandia, il Messico.

Negli anni credo di aver raggiunto una maggiore maturità di viaggio, una consapevolezza che mi fa sentire un po’ più viaggiatrice, che turista. Ho iniziato a prediligere luoghi poco battuti, a documentarmi maggiormente, sono diventata sempre più esigente, rispetto a quello che deve trasmettermi il viaggio stesso.

Ho anche raggiunto un equilibrio tra la mania di organizzare tutto al dettaglio (spesso per non perdere tempo prezioso), e l’adrenalina di improvvisare e decidere sul momento: mi lascio qualche giorno senza alcuna organizzazione, senza nulla di pianificato, anche in mezzo ad un itinerario già prestabilito. Devo dire che negli ultimi viaggi questa soluzione si è rivelata quella giusta.


- Qual è stato il momento più duro che hai dovuto affrontare in viaggio?

Nonostante i molti viaggi, non ho avuto grandi disavventure, né fisiche né organizzative. Nulla che non potesse essere risolto, con un po’ di pazienza e tanto sangue freddo.

Sicuramente però ho vissuto un evento particolare, che ha segnato il mio primo viaggio in Asia: sono atterrata in Thailandia il 26 dicembre 2004. Sì, il giorno dello Tsunami. Per chi fosse interessato al racconto, ho dedicato un capitolo del mio libro, Brevi racconti e aneddoti di viaggio, a questa avventura. Si intitola Catastrophe.

Per quanto riguarda disavventure fisiche, forse la volta che mi sono preoccupata di più è stata a Leh/Ladakh (India).

Questa piccola cittadina montana si trova ad un’altezza elevata (circa 3.000 mt). Arrivandoci in aereo, si passa dal livello del mare a quell'altitudine senza che il fisico abbia il tempo di acclimatarsi; per questo si può soffrire di mal d’altitudine.

A me è successo la prima sera: dopo un giorno gironzolando per il paese ed i suoi dintorni (invece di stare a riposo, così come tutti si erano raccomandati) ho iniziato a respirare con affanno, quasi l’aria non arrivasse ai polmoni: la cosiddetta “fame d’aria”. Dovete sapere che il Ladakh è una regione del Kashmir, considerata una zona militarmente sensibile, per questo motivo i cellulari stranieri sono disabilitati. Fortunatamente, tramite wifi, sono riuscita a contattare un amico medico, che mi ha tranquillizzato e dato alcune indicazioni pratiche.

Il mattino successivo, con il fisico riposato ed ambientato, mi sentivo già meglio. Ho così trascorso una settimana indimenticabile tra le vette dell’Himalaya, valicando anche il passo carrozzabile più alto del mondo, ad un’altitudine di 5.359 mt!


Khardung La Pass (5.369 mt) il passo carrozzabile più alto del mondo

- Turismo lento ed ecosostenibile: hai mai sperimentato? Credi in questo nuovo approccio?

Credo fermamente che ognuno di noi debba rallentare i propri ritmi.

Siamo diventati tutti bulimici di viaggi.

Probabilmente il periodo che abbiamo trascorso e che stiamo tutt’ora vivendo, ci ha mostrato i benefici di una vita più slow e l’importanza dell’ambiente attorno a noi.

Aggiungo però che il viaggiatore non debba viaggiare in maniera sostenibile solo nei confronti della natura, ma anche nei confronti delle popolazioni che incontra, delle usanze con cui viene a contatto, mostrando rispetto per tutto ciò che è diverso da lui, documentandosi e rispettando le tradizioni - quante persone ho visto in pantaloncini dentro a templi o luoghi sacri o ridere e farsi selfies in campi di concentramento.

Dovremmo cercare tutti noi di essere più viaggiatori e meno turisti.


- Quali sono i riti, i preparativi della pre partenza e gli oggetti che non possono mancare in valigia?

Sudafrica: Blyde River Wilderness Lodge

Ho imparato a viaggiare con un sacco lenzuolo per le emergenze (mi sono trovata in un treno in Vietnam dormendo su lenzuola che non avevano mai visto una lavanderia), una zanzariera (utile per insetti e animali vari), una buona carta di credito per dormire comoda dove possibile, ed una copia del passaporto, in caso di smarrimento.


Macchina fotografica, guida di viaggio, medicine per ogni evenienza, e un buon libro.


Tutto il resto si può comperare a destinazione!









- I viaggi sono incontri. Raccontaci quello che più di altri ha lasciato il segno.

Ho incontrato molte persone viaggiando, ed alcune mi hanno insegnato più di tanti libri e anni di studio. Dedico una parte del mio libro, Persone, a questi incontri; racconto di Robert, al suo terzo giro del mondo in barca a vela, del sig. Mlangeni, compagno di prigione di Nelson Mandela, di Alfredo, un medico volontario in un villaggio nel mezzo della giungla della Cambogia. E tanti altri.



Louis Vuitton Cup: Incontri straordinari


- Adotta virtualmente un borgo e presentacelo.

Adotterei più volentieri una nazione!

Anche se sono la persona meno adatta a parlare di borghi, scelgo per voi Acquasanta.

Piccolo paesino in provincia di Ascoli Piceno, è stato praticamente raso al suolo dal terremoto e dall’incuria umana. Anni di mancati lavori, maltempo, scosse successive, hanno fatto sì che il paesino non esista più. Rimangono 51 morti e 500 mila metri cubi di macerie.

Vorrei ricordarlo, come vorrei ricordare tutti i piccoli paesi e borghi colpiti dai terremoti, e porre l'attenzione a come oramai da anni si scontrino con la burocrazia italiana ed una classe politica incapace, nella migliore delle ipotesi.

- Qual è stata la tua rivelazione di questa estate di turismo "made in Italy"?

Sicuramente le Marche! Complice la sosta forzata, ho riscoperto la mia regione. Ho la fortuna di vivere in una regione completa: mare – la bellissima Riviera del Conero-, borghi antichi e affascinanti, campagne verdissime costellate di ulivi o vigneti, città d’arte, paesaggi montuosi. Il tutto accompagnato da buon cibo, e ottimo vino!

Sapete che il New York Times ha inserito, nei giorni scorsi, il Verdicchio tra i migliori vini bianchi al mondo?

Un motivo in più per venire a trovarci!


- Che rapporto hai con i social? Hai qualche suggerimento per riuscire ad integrare l'attività di blog a quella di Instagram?

Mi sono affacciata ai social da poco, e, devo dire, senza troppa convinzione.

Un po’ perché parlare di viaggi in questo periodo sembra quasi parossistico: è un po’ come guardare e non toccare. Un po’ perché la rete è zeppa di blog di viaggio, consigli di viaggio, sedicenti travel blogger. Persone che nel migliore dei casi hanno visitato sì e no cinque nazioni. E aggiungo, tra l’altro tutti gli stessi posti.

Ma tant’è che sono qui.

E questo per un motivo: perché mi piace parlare di viaggi.

Perché non c’è posto che non visiterei.

Perché sono curiosa e ho fame di conoscere, anche attraverso le vostre esperienze.

E ritengo che il modo migliore per integrare le attività di blog e Instagram è proporre contenuti di qualità.

Non cercare il consenso.

Non copiare i contenuti di altri, o lo stile più in voga.

Essere se stessi.

- C'è un posto nel mondo in cui non ti stancheresti mai di tornare?

Vorrei tornare ovunque, e da nessuna parte!

Ovunque, perché in ogni posto avrei voluto visitare di più, avrei voluto trattenermi più tempo, visitare magari le stesse cose con più calma. Ma il Mondo è così grande, che non mi basterà una vita per vederlo tutto!

Per questo, difficilmente, torno in posto già visitato.

Anche se una eccezione, c’è.

Sono tornata due volte ad Angkor. E se mi capitasse l’occasione, lo rifarei di nuovo!

Un luogo dove, nell’eterno scontro tra l’ingegno dell’uomo e la possenza della natura, per una volta, la natura ha il sopravvento.

Assolutamente da non perdere!



Angkor: la forza della natura

I Blog scelti da me per il Sunshine Blogger Award 2020

Adesso tocca a me "nominare".

Le seguenti Blogger sono per me fonte di ispirazione, creano contenuti di qualità ed offrono preziosi spunti di viaggio. Ammetto che non vedo l’ora di visitare i luoghi che descrivono e potermi confrontare con loro, scambiandoci impressioni e punti di vista.


- Endless.Russia

Katya ci racconta della sua grande patria. Lo fa con un italiano perfetto, attraverso immagini spettacolari, interessanti didascalie e soprattutto ci regala preziosi consigli di viaggio. In aggiunta organizza lei stessa viaggi in Kamchatka, Murmansk, Transiberiana e altro ancora.


- Alessia.Turri

Di Alessia mi ha colpito immediatamente la qualità delle foto su Instagram: bellissime, suggestive e malinconiche al punto giusto. Lei, che ha viaggiato a lungo negli Stati Uniti, attraverso le sue foto ci fa scoprire angoli sconosciuti del West, gost town, praterie e deserti. Oltre ad una bravissima fotografa, Alessia è autrice di due libri Wasteland e Everland. E’ inoltre Travel Designer.


- AcchiKocchi

Ilaria, dal suo sito, ci spiega cosa voglia dire Acchi Kocchi (IPA: /attɕi kottɕi/- Pronuncia: Acci Kocci) “Qua e là“ in giapponese. Ed ecco quindi svelato il tema principale del suo sito e della sua pagina Instagram, una finestra sulla sua vita in Giappone , e molto altro.


Le mie domande per il Sunshine Blogger Award 2020

Le 10 domande a cui dovranno rispondere i protagonisti delle nomination:

Racconta il significato del nome del tuo blog.

Puoi raccontarmi qualcosa della nazione di cui parli sul tuo blog.

Che tipo di viaggiatrice sei?

Qual è stato il viaggio che più ti ha lasciato il segno?

Quale vorresti che fosse la tua prossima meta? Perché?

Esiste un luogo che sconsiglieresti di visitare? Perché?

Viaggi responsabili: che cosa fai per ridurre il tuo impatto ambientale quando viaggi?

Racconta un aneddoto simpatico che ti è capitato in viaggio.

Raccontami un incontro particolare, che ti ha lasciato il segno.

Dopo la pandemia di COVID-19, cosa pensi che possa cambiare nei viaggi?

Non vedo l’ora di leggere le risposte delle blogger nominate!





©2020 di Brevi racconti e aneddoti di viaggio.

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